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Ossigenoterapia: cos’è, come funziona e per quali patologie è indicata

che cos'è l'ossigenoterapia

L’ossigenoterapia è un metodo di cura che si basa sulla somministrazione di una miscela gassosa, composta per la maggior parte da ossigeno, a pazienti che soffrono di diverse patologie, sia croniche – quali per esempio bronchite, fibrosi cistica, asma ed enfisema polmonare – sia acute, come ipotermia e shock anafilattici.

PERCHÉ RICORRERE ALL’OSSIGENOTERAPIA

Lo scopo per cui viene effettuata l’ossigenoterapia è immettere una quantità adeguata di ossigeno nel sangue. Ci sono pazienti per i quali l’ossigeno che si respira normalmente con l’aria è insufficiente e quindi diventa necessario intervenire con una cura ad hoc.

L’ossigenoterapia ha dunque l’obiettivo di ripristinare una corretta ossigenazione dei tessuti, riducendo lo sforzo respiratorio e cardiaco dei pazienti e aiutandoli così a stare meglio.

LE MODALITÀ TRAMITE CUI EFFETTUARE L’OSSIGENOTERAPIA

L’ossigenoterapia può essere effettuata tanto in un centro sanitario, che sia l’ospedale o una struttura specializzata, quanto a domicilio. Ovviamente, nel caso in cui il paziente versi in condizioni fisiche tali da richiedere un monitoraggio costante dei parametri vitali, l’ossigenoterapia deve svolgersi in una struttura adeguata; viceversa, se il motivo per cui si ricorre alla cura consiste nel tenere sotto controllo una patologia cronica, l’ossigenoterapia può essere effettuata anche in autonomia a casa propria, naturalmente avvalendosi degli strumenti adeguati.

Le principali fonti di ossigeno impiegate per l’ossigenoterapia sono:

  • Serbatoi di ossigeno in forma gassosa, che si presentano sotto forma di bombole di ossigeno compresso, di diverse dimensioni, realizzate in metallo. Quelle più piccole possono essere portate a casa dai pazienti per la terapia domiciliare;

  • Contenitori di ossigeno in forma liquida; anche in questo caso, quelli di dimensioni ridotte possono essere utilizzati a casa direttamente dal paziente;

  • Concentratori di ossigeno: comodi, pratici e facili da utilizzare, filtrano l’aria dall’ambiente e trattengono solo la componente d’ossigeno, assicurando così la massima funzionalità. Questi dispositivi funzionano con alimentazione elettrica, per questo è necessario mantenere una scorta di ossigeno in caso di blackout elettrico.

QUANTO OSSIGENO DEVE ESSERE SOMMINISTRATO

Rispetto alla quantità di ossigeno da somministrare, occorre innanzitutto distinguere se si tratta di una terapia d’urgenza (per esempio in seguito a un trauma) oppure a una cura di contenimento, come può essere nel caso di una bronchite cronica. Nella prima situazione, non c’è una regola fissa rispetto al quantitativo di ossigeno da dare al paziente: è compito del personale medico valutare i singoli casi e, di conseguenza, stabilire l’ossigeno necessario in quel particolare frangente. Quando si tratta di una patologia cronica, invece, se non si è in possesso di un saturimetro – un particolare dispositivo che consente di misurare la percentuale di saturazione dell’ossigeno – la quantità di ossigeno per l’ossigenoterapia viene individuata a seguito della valutazione clinica del paziente e varia in relazione a parametri quali la riduzione della dispnea, della tachipnea, della tachicardia e della cianosi.

EFFETTI COLLATERALI

L’ossigenoterapia è controindicata per i pazienti che soffrono di distress respiratorio o fibrosi polmonare. In generale, la terapia non presenta particolari effetti collaterali, salvo nel caso di un eccessivo dosaggio di ossigeno, che può provocare danni ai polmoni, all’orecchio medio, alla retina, oltre che convulsioni.

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