Quando e perché sottoporsi alla polisonnografia

Quando e perché sottoporsi alla polisonnografia

La polisonnografia è un test diagnostico al quale è possibile sottoporsi, senza particolari limiti di età, nel caso in cui si soffra di disturbi frequenti nella sfera del sonno. L’importanza di dormire correttamente e profondamente per un numero di ore adeguate non andrebbe mai sottovalutata, considerato il ruolo vitale del sonno ristoratore per il benessere mentale e fisico. Una condizione di scarsa qualità del sonno, se protratta nel tempo, può avere conseguenze anche serie sulla salute generale dell’organismo.

D’altro canto, la difficoltà a dormire e alternare correttamente le diverse fasi del sonno può a sua volta essere dovuta a problemi fisici non ancora diagnosticati e sui quali è spesso possibile intervenire. Si tratta in buona sostanza di arrivare, attraverso un test di semplice esecuzione per il paziente, all’origine del disturbo del sonno, per arginarlo o risolverlo, spezzando il circolo vizioso che porta a dormire poco e male provocando a catena altri problemi di salute e di relazione.

La polisonnografia si effettua, su indicazione medica, quando il paziente lamenta, a una prima visita, sintomi da approfondire e compatibili con una delle seguenti problematiche:

  • Roncopatie e OSAS (Obstructive Sleep Apnea Syndrome), apnee ostruttive del sonno caratterizzate da occlusioni temporanee della respirazione più o meno frequenti a seconda dei casi.
  • RLS (Restless Legs Syndrome) e altre sindromi collegate a movimenti involontari durante il sonno. Nel caso delle gambe senza riposo, la sindrome si manifesta con la necessità incontrollabile di muovere gli arti inferiori, sollecitata da brividi e formicolii che possono compromettere l’addormentamento.
  • Narcolessia e altri disturbi del ritmo sonno-veglia.
  • RBD (REM Behaviour Disorder), ovvero disturbi comportamentali nella fase REM. Chi soffre di RBD tende a muoversi energicamente e parlare mentre sogna, spesso in modo agitato e talvolta violento.

Disturbi della fase NON REM, tra i quali possono rientrare:

  • sonnambulismo (movimenti talvolta anche complessi e non esenti da rischi in stato di incoscienza);
  • somniloquio (tendenza a parlare nel sonno, in questo caso non coincidente con la fase del sogno);
  • enuresi  (incapacità di controllare la minzione, superata l’età infantile in cui si considera normale avere raggiunto questo stadio);
  • bruxismo (digrignamento notturno dei denti per involontaria contrazione dei muscoli masticatori, all’origine, se non curato, di cefalee, problemi dentali e mandibolari).